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Zanzibar, i gioielli dell’Oceano Indiano

“It's a kind of magic", cantava l’immenso Freddie Mercury, al secolo Farrokh Bulsara, nativo dell’arcipelago di Zanzibar. Ed è quasi logico che da una terra così magica sia nata una delle leggende della storia della musica. D'altronde è proprio da una leggenda che nacque questo gruppo di isole: si narra infatti che in tempi antichi gli dei avessero gettato una manciata di pietre preziose nell'Oceano Indiano, creando uno dei luoghi più suggestivi della terra. 

 

Tutto qui incanta, dalle spiagge bianchissime al mare caldo e cristallino, dalle foreste pluviali ai piccoli villaggi fino alle riserve naturali: ogni cosa a Zanzibar sprigiona un fascino genuino e selvatico. Una specie di magia, appunto.

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Alla scoperta di Zanzibar

Zanzibar, questo nome musicale e ritmico, deriva di sicuro dall’arabo, ma l’etimologia vera e propria della parola non è mai stata definita con certezza. Secondo la teoria più popolare il nome deriverebbe da “zanj”, che i Persiani davano agli africani, e zang-i bar significherebbe infatti “terra dei neri”. Altre teorie asseriscono invece che Zanzibar derivi da “zanjabīl”, ovvero zenzero.

L’arcipelago è stato abitato fin dalla preistoria da popolazioni bantu, insediatesi soprattutto sulla maggiore delle isole dell’arcipelago di Zanzibar, Unguja (che conosciamo semplicemente come Zanzibar). Intorno al X secolo l’Africa orientale era in un periodo di forte espansione e fu allora che Zanzibar divenne un punto fondamentale per gli scambi commerciali da e per il Medio Oriente, in particolare India e Cina. Le civiltà arabe iniziarono allora a colonizzare queste isole e il mescolarsi di Persiani e Arabi con i bantu portò alla nascita delle popolazioni swahili, un mix di culture asiatiche e africane, che ha segnato la storia di Zanzibar per sempre.

L’arrivo dei Portoghesi nel XV secolo condusse la civiltà swahili a un declino spaventoso. Tuttavia, dopo aver sottomesso le città stato di Zanzibar, gli invasori vennero a loro volta cacciati dal Sultanato dell’Oman e le isole caddero sotto il controllo degli omaniti che gli restituirono un ruolo di tale importanza nel commercio che per circa 20 anni Stone Town, antica capitale di Zanzibar, divenne anche la capitale del sultanato intero. Terminato l’idillio a causa delle lotte per la successione al trono, i destini di Oman e Zanzibar si divisero definitivamente.

Alla fine del XIX secolo Zanzibar divenne un protettorato britannico, per poi finire sotto il controllo della Tanziana, dalla quale venne unita al Tanganica sotto il nome di Repubblica Unita della Tanzania.

Lo sapevi che
L'antica capitale

La parte vecchia della capitale Zanzibar Town sorge sulla costa orientale di Unguja, la più grande delle isole dell'arcipelago, ed è stata dichiarata patrimonio nazionale dell'umanità dall’Unesco. È il centro più importante in assoluto per la cultura swahili, vista la ricchezza di reperti, tradizioni e strutture tipiche del luogo. Tra questi ci sono le vecchie stradine di pietra e i meravigliosi palazzi arabi, ognuno con il suo portone in legno intagliato e decorato. Qui si può anche visitare la prima casa fornita di energia elettrica di Zanzibar, conosciuta anche come la Casa delle meraviglie. È qui che per la prima volta gli abitanti hanno potuto vedere e usare un ascensore! Oggi si tratta di uno degli edifici più maestosi della città ed è stato adibito a museo dedicato alla tradizione e alla storia swahili.

La città è dolcemente animata da tanti mercatini colorati e un po’ caotici, perfetti per arrivare a conoscere da vicino lo spirito di Zanzibar e dei suoi abitanti. Un esempio è il mercato di Darajani, famoso per la freschezza di frutta e verdura e per l’artigianato caratteristico come i kanga, gli abiti tradizionali della cultura swahili, e i famosi batik tingatinga, oggetti e tessuti dipinti nello stile pittorico che prende il nome dal suo fondatore, Edward Said Tingatinga. Questi dipingeva su basi inusuali con materiali altrettanto inusuali, come la vernice per le biciclette, componendo creazioni in tema surreale e naif.

A Stone Town, che prende il nome dalla pietra corallina utilizzata per le sue strutture, i palazzi caratteristici da visitare sono davvero moltissimi. Un esempio è l'High Court of Justice, un edificio che unisce gli stili portoghesi e arabi, o i bagni persiani di Mamammi, antichi bagni turchi non più in uso e ora aperti ai visitatori. Queste sale da bagno furono il dono di un sultano a sua moglie e sono composti da 3 stanze a cupola, con iscrizioni dei poemi Shirazi e sure del Corano. Le stanze venivano utilizzate per il bagno caldo, la sauna e il massaggio.

Il forte arabo Ngome Kongwe è una fortificazione che sorge proprio accanto alla Casa delle meraviglie. Costruito dagli omaniti nel XVII secolo, all’inizio era una struttura difensiva contro i portoghesi, poi divenne una prigione e in seguito una caserma. Oggi invece è un punto di ritrovo sociale che ospita negozietti, botteghe e centri culturali tematici sull’henné e la cucina di Zanzibar. Il piazzale del forte di sera si trasforma in un teatro all’aperto con spettacoli, manifestazioni e balli.

Al centro della piazza Mizingani c’è un enorme albero di ficus, risalente al 1944, sotto al quale gli artigiani e i carpentieri lavorano costruendo barche di ogni tipo, indifferenti al traffico che li circonda: in pratica un affascinante cantiere navale all’aperto.

A Stone Town ci sono poi moschee islamiste, cattedrali cristiane, e templi indù, testimonianze storiche delle dominazioni subite nel corso dei secoli. Gli abitanti di Zanzibar oggi sono in maggior numero musulmani ibaditi, seguiti da cristiani e induisti.

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