In vacanza nella Sardegna dell’artigianato
09.09.2015

Il viaggio è anche un percorso tra la storia e l'identità di un popolo. Una storia fatta di mani che lavorano sapientemente oro, argento e terracotta.

Una vacanza in Sardegna ti lascia tanti ricordi: il mare cristallino, la natura selvaggia...ogni volta che ci ripenso mi dimentico per qualche istante lo stress della quotidianità. La mia, di vacanza, è stata davvero sorprendente, perché mi sono resa conto che in Sardegna di bello non ci sono solo le spiagge e il mare.

Incontrare la tradizione

Uno dei miei desideri, prima della partenza, era quello di entrare in contatto con le tradizioni locali, e sono davvero soddisfatta degli incontri fatti, alcuni piacevolmente inaspettati. Primo fra tutti quello con i gioielli tradizionali, e con la pregevolissima lavorazione a filigrana dell’oro e dell’argento. 

Dopo aver scoperto che questa antica tecnica qui si è affermata nel Rinascimento, grazie alla realizzazione di alcuni monili caratteristici come spille e ganceras, spinta dalla curiosità ho pensato che una delle tappe della mia vacanza in Sardegna sarebbe stata Oliena. Questo splendido borgo, disseminato di piccole corti e circondato da vigneti, è famoso per la sua grande tradizione nell’arte orafa e nella produzione di spille in oro e pietre colorate, gioielli tipici sfoggiati nelle sagre e nelle commemorazioni.

Il "pinnaleddu" portafortuna

Il mio secondo incontro con la tradizione è avvenuto proprio qui, grazie alla processione di San Lussorio che si celebra il 21 agosto, seguita da festeggiamenti, musica e spettacoli in piazza. In una delle bancarelle colorate, allestite per la festa, ho acquistato un "pinnaleddu". La venditrice ambulante, una signora simpatica con il tipico fazzolettone annodato sotto il mento, mi ha spiegato che questa piccola sfera di corallo, filigrana d’argento e pietra nera è un gioiello "dell’infanzia". Ancora oggi nei paesi si appunta con un nastro verde alla culla o ai vestiti dei bimbi, come portafortuna.

La bellezza di ceramiche e terrecotte

Dopo le filigrane di Oliena mi sono diretta verso le terre del Gerrei e del Sarrabus, giù fino a Cagliari, dove ho scoperto che la produzione di ceramiche e terrecotte conserva ancora un’impronta tradizionale molto forte. Girando tra i negozi e le piccole botteghe ho trovato manufatti di ogni genere: dagli utensili da cucina ai vasi, all’oggettistica. Le maioliche bianche di Cagliari e Sassari, gli enormi piatti di Assemini e le sculture naif di Siniscola, in terracotta dipinta a smalto, mi hanno fatto capire che gli artigiani sardi non hanno alcuna intenzione di rinunciare alla propria identità, presente in modo indelebile nelle loro realizzazioni. Osservare, in un laboratorio aperto al pubblico, l’antico il sistema di colorazione a base di succhi vegetali è stata davvero una scoperta, e lo stesso è valso per i sistemi di costruzione e cottura degli oggetti. Come quello dei congiolàrgius dell’Oristanese, vasai che operano ancora con un antico sistema a pedale che fa girare una ruota, sulla quale viene modellato a mano l’impasto di terracotta.

Il viaggio volge al termine

L’ultima tappa della mia vacanza nella Sardegna delle tradizioni artigiane è Muravera, cittadina a pochi km dalle splendide spiagge della Costa Rei, dove ho visitato una casa-museo con una mostra permanente sull’artigianato locale. Qui ho scoperto che un tempo le future spose possedevano un nutrito corredo di terrecotte, ognuna con un nome e una funzione. C’erano le brocche (marigas) per l’acqua, gli orci (brugnas) per il cibo e le conche (sciveddas) per la lavorazione della pasta. È buffo, ho pensato, i costumi cambiano ma le tradizioni resistono allo scorrere del tempo!