Scilla, cariddi e colapesce
21.02.2017

La Sicilia è terra di miti e leggende ma anche di fascino concreto. Il suo mare sa essere invitante e piacevole tanto quanto il suo prolifico entroterra e le sue antiche città.

Messina e Tindari, Mortelle e Capo lo Faro sono zone ricche di luoghi storici e calette meravigliose dove vivere il Mediterraneo in un’atmosfera informale e in piena libertà, scoprendo sempre qualcosa di nuovo e inaspettato.

Il mito di Colapesce

Oggi il nome di Colapesce è tornato ad essere conosciuto in tutta Italia. É un cantautore siciliano – di quelli della nuova leva – e porta questo nome leggendario come pseudonimo. La storia di Colapesce (quello del mito) però è antica e ha molte varianti. 

Cola – diminutivo di Nicola – sarebbe stato un pescatore locale vissuto nel 1200. Federico II, Re di Sicilia, si trovava fermo nello Stretto di Messina e costrinse il pescatore a tuffarsi per lui nelle profondità del mare, nei pressi dell’antico faro, per recuperare una preziosa coppa d’oro. Colapesce – coraggiosissimo – recuperò la coppa ma il Re, per metterlo ancora alla prova, lanciò la coppa in acque più profonde. Nuovamente Colapesce si tuffò e riprese la coppa dorata. Re Federico, incredulo di tanto coraggio, lanciò ancora la coppa in un tratto davvero inaccessibile. Colapesce questa volta non riemerse. Si dice sia rimasto lì, sotto il mare, poiché aveva visto che una delle tre colonne che sorreggono la Sicilia stava cedendo. Il mito vuole che Colapesce si trovi ancora sotto Capo Peloro, a far da colonna lui stesso e a sorreggere una delle più belle regioni d’Italia. In alcune storie Colapesce sarebbe una sorta di uomo-pesce per volere di una maledizione, in altre è un santo, tanto che i pescatori messinesi ancora oggi lo venerano come S. Nicola (a Ganzirri, nella chiesa a lui dedicata). Sempre gli stessi pescatori, come scongiuro e per ingraziarselo, erano soliti versare dell’olio in mare, durante la pesca dei polpi. Il mito di Colapesce è fonte di studi ed è presente in letteratura dai primi del XIII secolo. Di lui ne parlano Cervantes nel celeberrimo Don Chisciotte, il fisico gesuita Athanasius Kircher e persino Schiller, a testimonianza di una storia che è giunta ai giorni presenti senza perdere un grammo del proprio fascino. Il coraggio di Colapesce, la sua determinazione e abnegazione nel voler salvare la Sicilia ricordano molto il carattere dei siciliani e la sua storia ci racconta di come il mare, da queste parti, sia il palcoscenico di molte avventure.

Scilla e Cariddi

Il Ciao Club Le Dune si trova a Mortelle, sulla costa nord della Sicilia, affacciato su di una grande spiaggia di sabbia chiara con piccoli ciottoli sul bagnasciuga, lambita dalle acque azzurre del Mar Mediterraneo. I fondali digradano lentamente rendendo il tratto antistante all’arenile perfetto per nuotare e godersi il mare in tutta serenità, anche con bambini piccoli. A poco meno di 15 km da Mortelle si trova la splendida città di Messina, le cui origini affondano nella notte dei tempi. Si calcola, infatti, che il primo insediamento umano risalga al neolitico, anche se la storia cittadina deve la sua importanza a Greci e Fenici, alla cultura Bizantina, ai Romani, agli Arabi, ai Normanni e infine agli Spagnoli. Le architetture messinesi esprimono il concetto di varietà culturale ed evidenziano la sua funzione di luogo d’approdo, crocevia di popoli e culture. La città sorge a sud di Mortelle, l'estrema punta nord-orientale della Sicilia (Capo Peloro), affacciata sulle turbinose acque dello Stretto. Qui è ambientato il mito omerico di Scilla e Cariddi, utilizzato anche da Dante nell’Inferno per indicare come il movimento delle anime dannate, destinate ad urtarsi in eterno, sembri riprodurre i gorghi del mare che qui si creano per l’incontro tra il Mar Tirreno e il Mar Ionio. “Come fa l'onda là sovra Cariddi, che si frange con quella in cui s'intoppa, così convien che qui la gente riddi”. Fra le cose da vedere in città vi è il Campanile del Duomo che contiene il più grande esemplare al mondo di orologio astronomico animato. In Piazza del Duomo si può osservare la fontana di Orione, visitare il museo all'interno della cattedrale e dedicarsi allo shopping in chiave siciliana, percorrendo la popolatissima via Primo Settembre. Nelle campagne che guardano placidamente il mare sono coltivate superbe arance, limoni, clementine e mandaranci, mentre i pregiati vitigni danno vita ai vini DOC Mamertino e Faro.  

Tindari, la città a picco sul mare.

In un’ora di auto si può raggiungere Tindari, arroccata su un promontorio a picco sul mare. La località è ben nota agli appassionati dei romanzi gialli per il celebre libro della serie del commissario Montalbano, La gita a Tindari di Andrea Camilleri. Si può visitare l’affascinante Santuario che ospita la veneratissima statua della Madonna Nera, in legno di cedro, risalente al VIII-IX secolo e lo splendido Teatro greco del IV secolo a.C. dove ogni anno si tiene il Festival del Teatro dei due mari. Una terra tanto generosa di storia e leggende che accoglie ogni vistatore con calore e affetto, cullandolo con i miti antichi e stupendolo attraverso le bellezze del presente.