Senegal: accogliente, aperto, caloroso
03.02.2016

In lingua Wolof, la più parlata in Senegal, Teranga è un leitmotiv, un modo di vivere, una parola d’ordine che significa “ospitalità”

La sua origine è teral, onorare, confortare: questa regione del mondo è sempre stata un crocevia di popoli e l’incontro di culture ha reso i senegalesi generalmente molto aperti verso gli stranieri e disponibili allo scambio e alla condivisione. La Teranga può far sì che ci si senta davvero a casa propria e si esprime fin dall’inizio di una conoscenza, a cominciare dalla lunga sequenza di saluti per proseguire con l’offerta di un pranzo o l’invito a sorseggiare l’Ataya, il “tè del deserto” servito seguendo un vero e proprio rito.

Finis terrae d’Africa, il Senegal è affacciato sull’Ocea¬no Atlantico, lungo la costa occidentale del continente

Nonostante le non grandi dimensioni, è un paese che presenta un caleidoscopio di ambienti naturali: dalle fitte foreste della Casamance a sud, al deserto della regione di Saint-Louis a nord, alla savana punteggiata da giganti baobab centenari, ai laghi salati delle zone centrali, ai 450 chilometri di spiagge.

 

Tra le mete da non perdere spicca la capitale Dakar, animata da coloratissimi mercati, locali di ogni tipo, monumenti come la Grande Moschea, centri culturali come il Village des Arts, piacevole spazio in cui im­portanti fotografi, pittori e scultori senegalesi crea­no ed espongono i propri lavori. Nelle immediate vi­cinanze, il mercato del pesce sulla baia del villaggio Soumbédine, il Parco Nazionale delle isole Madelei­nes, punto di transito di diverse specie ornitologiche, e il Lago Retba, il “lago rosa”, dai fondali ricchi di sale, zolfo e alghe che tingono le acque di un colore rosato quando vengono illuminate dal sole di mezzogiorno.

A venti minuti di traghetto da Dakar sorge l’isola di Gorée, proclamata Patrimonio dell’Umanità dall’U­nesco. Qui il tempo sembra essersi fermato: nien­te strade né automobili, ma strette viuzze e antichi edifici coloniali che testimoniano l’importante ruolo dell’isola in una delle più tristi pagine della storia, la tratta degli schiavi attraverso l’Atlantico.

Saint-Louis e la Petite Côte

Proseguendo verso il nord del Paese, attraverso il Pont Faidherbe del XIX secolo si raggiunge Saint-Lou­is, l’antica capitale coloniale fondata dai francesi nel 1659. Per gli edifici coloniali del centro e la sua im­portanza storica è stata dichiarata Patrimonio dell’U­manità. Da qui partono escursioni nel Parco Nazionale della Langue de Barbarie, lingua di sabbia e rifugio per uccelli e tartarughe marine. Più a nord, il Parco Nazio­nale di Djoudj, settima riserva mondiale per varietà ornitologiche, farà la gioia degli appassionati di bird watching. A circa 80 chilometri a sud della capitale ha inizio la Petite Côte, una serie di spiagge che si estendono fino alla foce del Saloum, molto frequentate dagli stessi abitanti di Dakar per il fine settimana. Sine Saloum, situata tra le vaste piane aride dell’interno e il paesag­gio d’acqua e vegetazione del delta, è una delle zone più belle del Senegal. In particolare merita una visi­ta e ancor meglio un soggiorno la località di Somone, una laguna alimentata dal fiume omonimo, vera oasi di pace che offre splendide spiagge sabbiose affacciate su un mare tranquillo e costeggiate da vegetazione.