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Vacanze aCayos de villa clara

Cayos de Villa Clara

Santa Clara, essendo al centro dell’isola, si trova in una posizione privilegiata. Da qui si può raggiungere, in pullman o in aereo, l’Avana e le sue spiagge più famose, come quelle di Varadero, il centro balneare più movimentato di Cuba.

A soli 45 km da Santa Clara, inoltre, c’è la città di Remedios, una delle più suggestive città coloniali dell’isola. I suoi edifici e le sue chiese sono intatte, nonostante siano state costruite circa 3 secoli fa. Per questo motivo la città è stata nominata monumento nazionale. I palazzi coloniali sono tutti colorati con tonalità pastello, alle finestre hanno le originali rejas, grate di legno, e ampi portici. Plaza Martì, cuore della cittadina, è meravigliosa, circondata da palme e piccoli caffè dove sedersi a guardare la vita di un villaggio fermo al 1682.

Non mancano le escursioni in catamarano tra gli isolotti dell’arcipelago Jardines del Rey. A Cayo Guillermo poi è possibile fare il bagno con i delfini. È un’esperienza unica perché il delfinario non si trova all’interno di una piscina artificiale ma è stato realizzato in mare.

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Cosa fare e vedere a Cayos de Villa Clara

Se tutto l’anno la città di Remedios sonnecchia, alla fine dell’anno si sveglia e dà il meglio di sé con la Parrandas Remedianas, il festival dei fuochi d’artificio. Ogni 24 dicembre, dal 1820, due quartieri di Remedios, San Salvador ed El Carmen, si sfidano a colpi di carri allegorici, installazioni luminose alte 27 metri, e fuochi d’artificio. A Plaza Martì la festa va avanti fino all’alba a ritmo di rumba. Questa manifestazione attira ogni anno centinaia di visitatori. Un modo alternativo di vivere il Natale.

Una curiosità: non è vero che a Cuba si ascolta solo salsa! Dal 1990, a Santa Clara tutti gli anni, a metà ottobre, si svolge il Ciudad Metal, il festival rock, punk e metal più importante di Cuba.

La provincia della Rivoluzione Cubana

Cuba non è solo l’Avana. Ai viaggiatori che amano i luoghi autentici, quelli che lasciano in bocca l’aroma di sigaro e conservano i segni della storia cubana, consigliamo di visitare la provincia di Villa Clara. Villa Clara è il cuore di Cuba. Si trova proprio al centro dell’isola: 412 km quadrati incastonati tra montagne, città coloniali e mare caraibico. È in questa provincia, tra le vette della Sierra del Escambray, che il Che combatté contro l’esercito di Battista.

Qui si trovano le principali distese di tabacco e, sempre qui, nell’arcipelago Jardines del Rey, ci sono i cayos, isolotti sabbiosi circondati dalla barriera corallina come Cayo Ensenachos e Cayo Santa Maria. Le isole sono collegate alla terraferma da una strada che attraversa l’oceano, un ponte unico tra cielo e terra.

Il capoluogo della provincia di Villa Clara è la città di Santa Clara, fondata nel 1689 dalle famiglie in fuga dal vicino villaggio di Remedios attaccato di continuo dai pirati. La storia, inoltre, narra che un giorno un esorcista dichiarò il villaggio di Remedios infestato dai demoni. Cominciò così una vera e propria caccia alle streghe che terminò con una violenta rivolta in cui molte persone persero la vita. I superstiti in fuga fondarono una nuova città: Santa Clara per l’appunto.

Santa Clara oggi conta più di 210.000 abitanti, è una città moderna, universitaria e dall’animo avanguardista. La sua storia è strettamente legata alla figura del Che. La città di Santa Clara, infatti, è il simbolo della Rivoluzione cubana, perché è qui che l’esercito de los hombres di Che Guevara sconfisse le truppe di Batista nel dicembre del 1958, ponendo fine al regime dittatoriale. I segni della guerriglia sono ancora visibili sulla facciata dell’Hotel Santa Clara Libre a Parque Vidal. Il muro che affaccia sul lato occidentale del parco è costellato dai fori dei proiettili della battaglia tra l’esercito di Batista e le truppe rivoluzionarie del Che. Furono giorni di lotta intensa, al termine dei quali Battista, sconfitto, lasciò il paese. Il motto “Hasta la Victoria Siempre” di Ernesto Che Guevara, l’“Eroico Guerrigliero”, risuona ancora oggi in tutta Cuba.

In una zona così legata alla Rivoluzione cubana, il viaggiatore non può perdere due delle testimonianze storiche più importanti. La prima è il museo del treno blindato. Il 29 dicembre del 1958 i ribelli capitanati dal Che attaccarono un treno carico di uomini, armi e munizioni dell’esercito di Battista. Lo scontro, a colpi di molotov, durò circa 90 minuti e terminò con la vittoria dei rivoluzionari.

Alcune carrozze del treno non sono state rimosse e sono ferme proprio nel punto in cui deragliarono allora. Una di esse è stata adibita a museo. In quest’aerea, inoltre, il viaggiatore potrà vedere la ruspa con cui la banda dei barbudos (banda di barbuti), capitanata dal Che, sollevò i binari prima dell’attacco. Un pezzo di Cuba che ha fatto storia e dove il tempo sembra essersi fermato.

La seconda testimonianza della Rivoluzione cubana si trova a Plaza de la Revolución. Al centro della piazza, infatti, spicca la statua in bronzo di Che Guevara, opera dell’artista José Delarra. Dietro la statua è possibile visitare il Mausoleo del Che, monumento ricco di ricordi della vita del rivoluzionario, tra cui la sua famosa giacca verde e il berretto nero con la punta a cinque stelle. All’interno del sacrario sono conservati i resti del corpo del Che e quelli dei 17 guerriglieri caduti con lui nel 1967 nella campagna in Bolivia. Di fronte alla tomba brilla una fiamma perpetua accesa da Fidel Castro nel 1997. Ricordiamo che qui non è possibile scattare foto.

Se Santa Clara è il cuore di Cuba, Parque Vidal è el corazón de Santa Clara. Parque Vidal è il parco dedicato al colonello Leoncio Vidal, eroe dell’indipendenza. È il simbolo della Cuba coloniale; in passato, infatti, era diviso in due aree da una lunga ringhiera che separava i bianchi dai cittadini di colore. Qui si possono fare lunghe passeggiate all’ombra dei caratteristici alberi di poinciana e respirare la quotidianità cubana. I palazzi che circondano il parco sono tutti di epoca neoclassica, il più famoso è il Teatro la Caridad.

Un altro simbolo della Cuba coloniale è il Museo de Artes Decorativas, ospitato all’interno di un bellissimo palazzo settecentesco. Al suo interno sono esposti mobili, porcellane, lampade, vestiti e tanti altri oggetti che arredavano le originali case coloniali cubane. Una parte del museo è dedicata al corredo appartenuto alla famiglia di José Martí, uno dei padri dell’indipendenza cubana. Un’altra area, invece, espone gli oggetti personali dell’amata poetessa Dulce María Loynaz. La sera, una piccola orchestra suona in una delle stanze del museo. Solo il concerto vale l’intera visita.

Una volta arrivati a Parque Vidal, è imperdibile la visita alla Fabrica de Tabacos Costantinos, che si trova nella parte nord del parco. Questa fabbrica di sigari è una delle migliori dell’isola. A differenza dei tour nelle fabbriche dell’Avana, quello che si tiene qui è molto informale e genuino perché i torciador, gli operai che realizzano i sigari, sono amichevoli e fieri di mostrare ai viaggiatori il loro lavoro. Non è una visita turistica, ma una chiacchierata tra amici: un’esperienza da non perdere se si vuole conoscere la Cuba più autentica. Senza contare che nella fabbrica Tabacos Costantinos si possono acquistare i pregiati sigari Cohiba, Montecristo e Romeo y Julieta, e dell’ottimo rum a prezzi scontati.

Nella parte settentrionale della provincia di Villa Clara si estende l’arcipelago caraibico di Jardines del Rey, composto da circa 400 isolotti di sabbia bianca, banchi di corallo e acqua cristallina. Molti di questi reef sono disabitati e inaccessibili: la natura è l’unica padrona. Altri, invece, sono raggiungibili e serviti da strutture ricettive. Non si può perdere l’occasione di soggiornarvi.

Tutto è paradisiaco nei cayos, anche la strada per raggiungerli. El Pedrapen, infatti, è una strada unica al mondo perché è una lingua di terra, lunga ben 48 km e composta da 45 ponti, che attraversa l’oceano. El Pedrapen è l’unica via di comunicazione tra Cuba e le isole dell’arcipelago di Jardines del Rey. Un viaggio tra l’azzurro del cielo e il turchese del mare.

Uno dei primi reef che si incontra dopo aver percorso una parte del El Pedrapen è Cayo Ensenachos. Una volta arrivati qui si rimane colpiti dal paesaggio caraibico. Nessuna guida turistica, nessuna descrizione dettagliata dei suoi colori e nessuna foto rende giustizia alle distese di spiagge bianche come la neve e alle sfumature azzurre del mare. L’isola è incontaminata, la meta ideale per chi vuole staccare la spina e vivere la natura. Si possono anche lasciare le ciabatte in valigia e camminare scalzi sulla sabbia morbida tutto il giorno.

Stessa cosa vale per Cayo Santa Maria, l’ultimo reef di una catena di isole gioiello lunga 56 km. È proprio il caso di dire che il meglio viene sempre alla fine.

Quest’isola, infatti, fa parte delle 11 aree protette che compongono la Riserva della Biosfera Buenavista dichiarata patrimonio dell’umanità dall’Unesco per il suo incontaminato ecosistema. A Cayo Santa Maria il viaggiatore potrà vedere foreste di mangrovie e barriere coralline in cui si trovano più di 50 specie di corallo e uccelli acquatici, inclusi i meravigliosi fenicotteri rosa.

I sub e gli amanti dello snorkeling sanno già che i reef sono un vero e proprio paradiso subacqueo. Chi non ha mai fatto snorkeling, invece, appena indosserà la maschera e guarderà sott’acqua rimarrà incantato dal mondo che si troverà davanti agli occhi. Ogni reef è una città sommersa abitata da tantissime creature marine tra cui anemoni, ricci di mare, spugne tubolari, tartarughe giganti e pesci dai colori sgargianti: dai pesci chirurgo, gialli e blu, ai pesci gramma loreto color oro e porpora.

Per non parlare dei coralli che sono presenti in ogni sfumatura di colore, forma e dimensione. Quelli a corna d’alce raggiungono i 3 metri d’altezza, mentre quelli a colonna superano i 4 metri, tanto da arrivare quasi in superficie.

A Cayo Santa Maria non ci si annoia, ci si rilassa. C’è una bella differenza. Si può scegliere se prendere la tintarella su una spiaggia caraibica, sorseggiare un cocktail sdraiati su un’amaca sotto una palma o immergersi in uno dei fondali più belli del mondo. Oppure, perché no, fare tutte e tre le cose.

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